La Mandria
Un pomeriggio di alcuni anni fa nell’azienda Di Parco Leone su gli altipiani della Murgia trovammo una delle fattrici a terra ai margini del bosco di quercia in condizioni da non potersi rialzare più da sola, la mandria pascolava ai nostri occhi tranquilla a circa 100-150 metri, la cavalla presentava una mastite di dimensioni impressionanti la mammella era dura e rigonfia, il posteriore era indolenzito ed in parte crepato con grosse ferite puteolente, la situazione era a dir poco disperata, in più il puledro rimaneva a metà strada tra la mandria e la madre, la cavalla come tutte le fattrici dell’azienda non si faceva avvicinare da nessuno e rendeva il nostro tentativo di intervento difficile e pericoloso, il fattore Francesco P. prese il trattore con la forca posizionata in alto e noi cercammo di passare una imbragatura sotto la cavalla che nonostante i grandi dolori che provava tentava inutilmente di rialzarsi per fuggire via dalla nostra vicinanza, riuscimmo comunque ad imbragare la cavalla e ad agganciare le cinte alle forche del trattore, Francesco P. alzò la forca e lentamente la cavalla con suo grande stupore fu sollevata fino a trovarsi all’altezza giusta per permettere a noi di sganciare le cinte e sperare che la cavalla restasse in piedi, e così fu, ma il miracolo non era ancora avvenuto: una delle femmine dominanti vide la cavalla in piedi e nitrì, poi tutte le madri nitrirono ed insieme partirono al galoppo alla nostra volta effettuando un linea a semi-cerchio per trovarsi tra noi e la cavalla malata, l’azione fu veloce e sorprendente, all’inizio non comprendemmo quello che stava succedendo, poi un brivido di meraviglia percorse il mio corpo, la mandria aveva agito unanime a protezione di una di loro; la mandria con grande lentezza avvolse la cavalla e lentamente la portò via insieme al puledro scodinzolante. Sono passati 5 anni da quel giorno di fine novembre e ritorno spesso con la memoria a quel momento per comprendere e definire meglio la forza sociale degli erbivori, la loro struttura sociale è ferrea, ha un codice per niente “Dolce” l’organigramma non permette errori o azioni di subalterni non decise ai vertici: o bianco o nero o buono o cattivo; le decisioni vengono prese dalle femmine dominanti, le strade da percorrere, i pascoli da raggiungere, il ritmo cadenzato verso l’acqua o verso le zone d’ombra, le mandrie delle nostre terre allevate allo stato brado o semi brado conoscono perfettamente cosa possono chiedere all’uomo allevatore che le osserva quotidianamente per essere sicuro che la propria ricchezza sia grassa, molto poco sa invece l’uomo della mandria, la forza e le molle del ragionamento equino che indicano una scelta al posto di un’altra.
Spesso ritorno a riflettere sul motivo del perché un cavallo in addestramento che ho mandato via verso il bordo del tondino in modo forte e senza possibilità di replica viene al centro dopo un poco nonostante tutto, la ragione non è semplicisticamente che gli conviene venire al centro, c’è un meccanismo più profondo che non preclude dubbi nel cavallo; il ragionamento metodico degli addestratori non coercitivi è che il cavallo comprende che al centro non si lavora, che il centro del tondino significa il centro di una mandria virtuale/finta ma che al cavallo va bene comunque, ma c’è una molla più forte che scatta prima o poi in tutti i cavalli (forse dovrei dire in tutti gli erbivori di grandi mandrie), ad un certo punto il cavallo si trova d’avanti ad un bivio e pensa “qualsiasi cosa ma meglio che da soli”. Per un animale che non ha una conoscenza del futuro il presente è tutto, e la condizione di Solitudine è uguale a Morte Certa. Nella mandria il senso sociale è molto, molto più forte che nell’uomo, potremmo quasi dire che se l’amore è una delle forze più grandi dell’universo l’amore della comunità in visione della sopravvivenza della specie è in assoluto la forza più forte che c’è, ecco perché una mandria tutta insieme va a proteggere una di loro anche se in condizioni disperate, ecco perché in qualsiasi condizione il cavallo viene prima o poi al centro. In natura non esistono rancori o vendette esiste la memoria, si questa esiste ma nel mondo erbivoro non esiste la menzogna, la finzione per un secondo fine non c’è, quindi un cavallo viene al centro quando sa che può perché pensa che nel nostro cuore c’è solo la verità e non un secondo fine, ecco la grande differenza tra animali dinamici (noi ) e animali statici (i cavalli).
“Progetto ConSenso” è una Scuola di Equitazione e di Comunicazione con il Cavallo, è l’unica che educa all’Osservazione e al Confronto mettendo in discussione la posizione e le scelte fatte dall’uomo nel corso del tempo.