Etologia
Lo studio del comportamento animale
Ancora oggi etologia è una parola poco diffusa anche a livello professionale, ma la scienza che “studia il comportamento degli animali” ha apportato grande innovazione e cultura ed è quindi di fondamentale importanza conoscerne le origini e le derivazioni che portano ai giorni nostri.
Nata ufficialmente agli inizi degli anni 50, attraverso la pubblicazione “The Study of Instinct” di Niko Timbergen (premio nobel per l’etologia nel 1973, assegnato insieme a Konrad Lorenz e Karl von Frisch), questa disciplina scientifica era già stata ampiamente divulgata da Konrad Lorenz sin dal 1939.
Le ricerche etologiche si svolgono attraverso l’osservazione diretta degli animali sia in condizioni naturali che di laboratorio.
Sin dall’inizio, grande attenzione è stata dedicata ai comportamenti “innati”, che fanno parte del patrimonio genetico della specie (filogenesi, espressa attraverso il temperamento dell’animale), e ai comportamenti “appresi”, che si sviluppano attraverso l’interazione dell’animale con l’ambiente (ontogenesi, espressa attraverso il carattere). Si ricorda, per inciso, che l’unione del temperamento e del carattere determina la personalità dell’animale.
Grazie alle ricerche svolte in tutto il mondo ed alle relative scoperte del secolo scorso, si ha una migliore conoscenza e coscienza nel comprendere il comportamento animale e nell’approcciarsi nel pieno rispetto della loro natura.
La conoscenza diventa quindi un utile strumento non solo per la protezione e conservazione delle specie selvatiche ma anche per l’instaurarsi di un corretto rapporto tra l’uomo e gli animali a lui più vicini (ad esempio cane, gatto, cavallo, ecc.).
L’etologia, con le sue applicazioni, ha contribuito quindi in maniera determinante a questo cambiamento epocale perché ha cominciato a parlare di sentimenti ed emozioni degli animali come base fondamentale per lo studio ed apprendimento del loro linguaggio.
Un linguaggio senza parole, ma non per questo meno significante.
Etologia applicata
L’applicazione delle conoscenze derivanti dallo studio sperimentale del comportamento animale è il presupposto fondamentale per migliorare la comunicazione tra uomo e animale, che sia quest’ultimo domestico o selvatico.
In particolare, per una conoscenza approfondita delle caratteristiche comportamentali individuali e sociali di specie quali il cavallo domestico o come il cane domestico, risulta necessario analizzare le ricerche svolte sul campo in modo da individuare i moduli comportamentali tipici della specie allo stato naturale ed applicarli nei momenti di doma e di rieducazione.
“Antropomorfizzare” gli animali aspettandosi risposte “umane” a stimoli “umani”, è senz’altro una strada che non porta al nascere di una corretta sintonia, ma ad una errata, sterile e contro-producente sconfitta.
Lo studio del comportamento animale e l’analisi delle interazioni sociali tra animali, ci permette di individuare le metodologie necessarie per diventare punto di riferimento per l’animale, ad esempio il cane o per il cavallo, ovviamente con le dovute differenze specie-specifiche.
Il nostro obiettivo sarà, quindi, quello di instaurare una corretta simbiosi e leadership con gli animali, utilizzando moduli comportamentali sociali propri della specie esaminata. Senza dimenticare, però, tutte le connotazioni legate alla sfera delle emozioni proprie degli animali (ormai riconosciute dalla scienza e dalla legge), che creano un legame che va al di là dei confini di specie.
cenni di Etologia del cavallo
Gli equidi selvatici (ad es. il cavallo di Przewalski, la Zebra) hanno una spiccata organizzazione e comunicazione sociale tesa al mantenimento dell’unione del branco.
Negli equidi il branco è strutturato tipicamente come un harem. Lo stallone dominante ha la funzione di leadership che si esprime in particolar modo come controllo della coesione del branco e protezione da intrusioni di altri maschi adulti.
La leadership non è solo una prerogativa dello stallone dominante, ma si attua in varie forme. Ad esempio, durante i momenti di stazionamento del branco, lo stallone dominante si pone al centro del branco stesso. Durante la marcia e gli spostamenti, la leadership viene assunta da una femmina (generalmente, la più anziana e, quindi, maggiormente esperta nella conoscenza del territorio) e lo stallone dominante chiude il gruppo, assumendo ancora una volta una funzione di controllo del branco.
Si è spesso osservato come le femmine con i puledri diventino punti di riferimento per il branco, quali vere e proprie sentinelle. Tale comportamento di vigilanza ed attenzione è motivato dalla presenza del/i puledro/i.
Creare un punto di riferimento è di importanza basilare, poichè il cavallo, quale animale empatico, trova il suo centro geodesico in cui credere e porre la propria fiducia: da qui nasce e si sviluppa la sua spontanea comunicazione e conseguente collaborazione.
I cavalli presentano una complessità in tema di comunicazione sociale.
L’organo di senso maggiormente coinvolto è l’occhio, attraverso il quale il cavallo decifra le posture ed i movimenti dei conspecifici ed interagisce con essi: la posizione, la localizzazione e la velocità dei movimenti dell’uno, determinano risposte tipiche e immediate nell’altro.
Il tatto è spesso utilizzato come strumento di socializzazione.
Tra i comportamenti molto frequenti nelle varie specie sociali, sono presenti nel repertorio comportamentale del cavallo il “grooming” e l’“allogrooming” con il fine di unire i rapporti intra- ed inter- specifici. L’atto è compiuto nello specifico dal labbro superiore per grattarsi o grattare un altro individuo.
Questo è stato un breve accenno al fine di far comprendere che la conoscenza approfondita dell’etologia del cavallo ci permette di individuare ed adottare moduli comportamentali “equini” per entrare in comunicazione con esso, evitando trattamenti cruenti e innaturali e permettendo l’istaurarsi di un corretto rapporto tra uomo e cavallo.
L’origine del cane domestico è ancora una questione controversa in via di dibattimento. Di certo, discende da canidi selvatici organizzati in branchi con una struttura gerarchica ed una organizzazione sociale ben definite.
Il lupo è attualmente il più probabile progenitori, anche se Konrad Lorenz indicava lo sciacallo come probabile antenato.
Forse entrambe le ipotesi possono essersi verificate, dando origine a distinte tipologie di cani futuri domestici. Per tal motivo, alcune razze di cani possono essere discesi anche dal coyote.
Indubbiamente, i branchi di canidi selvatici possono essere formati da pochi a molti individui a seconda della disponibilità di risorse presenti nel territorio.
La struttura sociale del branco è mantenuta grazie ad una forte gerarchia all’apice della quale troviamo il maschio alfa e la femmina alfa.
Tale gerarchia viene confermata continuamente da tipici comportamenti di dominanza e sottomissione che, grazie alla loro ritualizzazione, tendono ad evitare scontri cruenti tra i membri del branco.
Lorenz e altri illustri etologi hanno individuato stilato i moduli comportamentali e le posture tipiche delle comunicazione tra canidi selvatici.
Attraverso il contributo delle ricerche svolte, si può imparare ad interagire con il proprio cane domestico, evitando di chiedere risposte “umane”, ma cercando e individuando un linguaggio “canino” o, meglio ancora, “lupino”.
L’educazione del cane può partire sin dalle prime settimane di vita del cucciolo, tenendo presente che, in un branco selvatico, il cucciolo impara sin da subito le regole del branco.
Anche nei cani riconoscere il leader in cui credere è la base per instaurare una sinergia tesa alla collaborazione ed aiuto reciproco. Essere leader non significa esprimere aggressività, ma essere riconosciuto come figura di riferimento che mantiene un equilibrio del branco, al fine di proteggere la sopravvivenza della specie.
I lupi ne sono un magistrale esempio.
Un esempio di non aggressività’: Il Neanderthal
Recenti ricerche hanno dimostrato che l’uomo di Neanderthal era eticamente più grande e fisicamente più forte, non solo più evoluto di noi (homo sapiens sapiens). Inoltre, la sua massa cerebrale più estesa!
La grande domanda nasce automatica: perché allora noi siamo andati avanti e Neanderthal NO?
La risposta forse è nella mancanza di aggressività nell’uomo di Neanderthal.
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LE METODOLOGIE
Tutte le metodologie di approccio, come doma e addestramento assolutamente efficaci e incruente, derivano da studi e ricerche che hanno portato a capovolgere completamente l’idea comportamentale di dominazione violenta e che l’uomo ha sempre imposto al mondo animale.
Lo studio etologico di specie, come cane e cavallo, permette di applicare metodologie di educazione e addestramento rispettose delle caratteristiche comportamentali sociali intrinseche delle specie: ma tutte le metodologie che ci permettono di interagire con loro hanno la loro origine nella conoscenza della specie. La nostra conoscenza, però, per essere acquisita ha bisogno di un processo che ci conduca più vicino possibile al mondo animale.
La differenza primaria tra uomo e animale è che l’uomo acquista fiducia con la conoscenza, gli animali con le relazioni, l’uomo adatta l’ambiente a se gli animali si adattano all’ambiente. L’uomo, quindi, deve tornare a ritrovare le relazioni con l’ambiente e con gli animali, basandosi sull’empatia più che cercare rigori pragmatici e imposizioni.
Ricordiamo sempre che siamo noi i problemi e non gli animali.
Non dobbiamo proiettare le nostre conoscenze sugli animali che per la loro natura non ne hanno; dobbiamo, invece, creare loro la possibilità di relazionarsi per fare le loro esperienze.
Gli animali selvatici, sin dalla nascita, si relazionano con l’ambiente per poi divenirne parte integrante. Se noi, invece, precludiamo questa possibilità agli animali che condividono con noi il nostro tempo, perché li teniamo chiusi in uno spazio ristretto ed asettico, dobbiamo allora creargli la possibilità di farlo comunque. Sono molto più importanti le relazioni che i sistemi o i vari metodi. Poniamo quesiti agli animali: riceveremo delle risposte che ci guideranno alla vera comunicazione e, quindi, alla interazione con loro.
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